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AndreaM

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Tutti i contenuti di AndreaM

  1. un rapace avrebbe divorato il petto e fatto scempio del piumaggio, un ratto avrebbe divorato la testa lasciando le ossa, il fatto che il corpo sia perfettamente integro e che solo l'occhio sia uscito dall'orbita mi farebbe èpropendere davvero più per un colpo molto forte ricevuto da un'auto. ciao!
  2. AndreaM

    Galline

    ciao, mi permetto di lasciarti un link ad un post del mio blog di qualche tempo fa: ***************** spero che possa esserti utile. ciao!
  3. ..quoto serotino e faccio notare inoltre che - tutte le specie europee sono protette per legge. non si possono detenere, disturbare, uccidere ne tantomeno distruggerne gli habitat. - le bat box funzionano, anche abbastanza bene... ma devono essere scelte con attenzione e soprattutto posate nei posti giusti. non tutte le specie le accettano. le volpi volanti che hai visto in commercio non erano cuccioli ma pipistrelli della frutta egiziani, una specie non grande che può adattarsi a vivere in gabbia. ''può'', non ''deve''. Ci sono animali senz'altro più adatti ad essere tenuti in casa.
  4. Si tratta di una innocua biscia d'acqua del genere Natrix. Secondo me potrebbe trattarsi di N. maura, ma non sono espertissimo in ofidi, e magari potrebbe essere una tessellata.
  5. ..lotterebbero tra loro, e l'esemplare più grande e forte potrebbe uccidere l'altro o comunque farlo morire costringendolo ad accettare un ''alloggio'' troppo piccolo per lui.
  6. se come credo il tuo scopo è quello di allevare acheta o altri grilli da "alimentazione" per rettili e anfibi, troverai un articolo su come gestire una colonia qui: articolo grilli ciao!
  7. ma guarda... credo che da bravi ''spazzini'' i Coenobita accettino un pò di tutto, compreso ad esempio molti pellet per animali domestici. Poi, ogni individuo ha le sue fisime.... io ne ho avuti due che si nutrivano esclusivamente di crackers salati bagnati, e rifiutavano carne, pesce, verdure e quant'altro... piuttosto provvedi a fornire loro sempre un certo numero di conchiglie vuote appena più grandi di quelle che stanno già occupando, ed in numero sempre maggiore del loro... non devono mai trovarsi a dover litigare per la ''casa''. In bocca al lupo!
  8. quei numeri sono una sorta di accordo internazionale..e di norma non sono due, ma tre. Indicano il sesso, l'età e il numero degli animali: il primo numero indica la quantità di maschi adulti o sessati, il secondo quella di femine adulte o sessate, il terzo quello dei giovani. Ad esempio, 1.2.3 Elaphe guttata indica un gruppo composto da 1 maschio adulto, due femmine adulte e 3 giovani di Elaphe guttata.
  9. Lavori del genere credo siano fatti regolarmente per gli uistitì in sud america e per gli oranghi in sud est asiatico. soprattutto per quanto riguarda questi ultimi dovresti trovare in rete o in bibliografia qualcosa, anche perchè l'argomento è stato trattato in maniera piuttosto estesa anche a livello divulgativo con documentari e articoli su giornali "di massa" tipo national geographic.
  10. del pitone reale è stato parlato diverse volte, nel forum. Se guardi nelle vecchie discussioni troverai tutte le informazioni che ti possono servire, tranne quelle sull'energia elettrica - in effetti non saprei aiutarti in merito. Ti devo chiedere poi, come da regolamento, di non scrivere più utilizzando abbreviazioni da sms, grazie.
  11. quelle delle sfingi Macroglossa no, impupano tra rimasugli vegetali seminascoste sul terreno. Quelle delle nottuidi...dipende dalla specie!
  12. si tratta di bruchi, probabilmente di lepidottero, e le cosette nere non sono le uova ma... gli escrementi. purtroopo non so aiutarti nell'identificazione della specie, sorry!
  13. ...vedi, Sam, il problema fondamentale è che nessuno è in grado di garantire che queste tarte non siano state raccolte illegalmente in natura... e purtroppo, in mancanza di prove differenti, le tarte senza documenti saranno comunque considerate illecite.... ..considerata l'età della donna, personalmente, io la cercherei e la metterei in contatto con la forestale. Confido nella capacità umana di capire la differenza tra un trafficante di testudo ed una vecchietta ottantenne. Confido altresì che con buona pace di tutti, la vecchietta si troverebbe ad avere una multa condonata...
  14. La falena non è una lymantria, ma probabilmente un notodontide, Stauropus fagi. Ciao! PS OT: Foto ricevuta, Fede.. sei in Luglio ;-)! Thanks!
  15. ...bhè, non so darti gli estremi precisi, ma.... sono state fatte accurate ricerche sull'attività onirica degli animali, e sembra che essa sia presenta almeno a partire dai rettili (nella scala evolutiva). Non so dirti però se ci siano...sonnambuli! sul rapporto tra animali e morte credo ci siano stati studi sugli elefanti e sui primati più evoluti.. sugli altri non saprei. Googla un pò e qualcosa dovresti trovare ;-)!
  16. ciao, ti giro qualche link a siti di abstract di articoli scientifici di vario tipo sugli animali. non so se troverai quello che cerchi, ma al momento non ne trovo altri! http://egizoosrv.zoo.ox.ac.uk/owl/ http://erl.cab.unipd.it:8590/webspirs/star...tabases=ZOOR,ZO http://elibrary.unm.edu/sora/ http://sub3.isiknowledge.com/error/Error?D...&IP=87.5.173.24
  17. eehhmm...non sarebbe stato il caso di postare nella apposita sezione cani??
  18. AndreaM

    Moloch

    Ciao, purtroppo il moloch è un sogno proinito... infatti la legge australiana, severissima, lo tutela sotto ogni punto di vista. Non può essere catturato ne allevato in terrario. e anche se così non fosse, è in assoluto uno dei rettili di più difficile acclimatazione, per le sue esigenze tanto ambientali che alimentari (si nutre quasi esclusivamente di...formiche!). per cui, purtroppo, la risposta è negativa..... sorry!
  19. AndreaM

    Basilisco

    vero, è un effetto dovuto alla tensione superficiale dell'acqua e alla capacità di questo rettile di correre molto rapidamente sulle zampe posteriori. troverai QUI una bella spiegazione sull'argomento, con annesso video di Basil in corsa!
  20. Ciao ciotto, le tarte potrebbero convivere assieme, almeno in teoria, ma occorrerebbe conoscerne esattamente le specie. Una Apalone non si compostra come una pseudemys, per cui i connubi felici possono variare. Detto questo ti direi che dalla descrizione sommaria che ne hai fatto, comunque, non dovrebbero sussistere problemi di sorta....per quanto riguarda la differenza di specie. Per il discorso malattie, invece, il rischio rimane: se un ESEMPLARE dei tre è malato, potrebbe trasmettere la malattia agli altri. ma la specie non c'entra.
  21. Questor: Temo di dover deludere le tue aspettative, Questor.... ma non siamo ancora così tecnologicamente avanzati. La realtà è ben differente - parlo per esperienza personale, come futuro biologo con un sacco di amici attualmente impegnati in ricerche di tipo etologico. Non si tratta di utopia pensare di poter studiare ogni animale sul campo senza prevedere studi in cattività - ALLO STATO ATTUALE DELLE COSE, si tratta semplicemente di esporre un desiderio senza conoscere realmente i mezzi a disposizione oggi di un etologo. esempio. Puoi monitorare da lontano, spesso anche facilmente, un animale come il gorilla di montagna. lo puoi studiare con un binocolo, senza interagire direttamente con lui. se il soggetto del tuo studio è invece la biologia di un insetto floricolo, devi inventarti qualcos'altro. innanzitutto, devi poter seguire l'animale costantemente. prova a seguire un qualunque sirfide o una comune cavolaia per un'ora... dopo 10 minuti probabilmente sarete separati da decine di metri e numerosi ostacoli visivi. potresti lavorare allora immaginando un segnalatore, che però dovrebbe essere abbastanza leggero e soprattutto facilmente riproducibile in decine, centinaia di copie, che non leda gli animali che si nutriranno di alcuni degli esemplari di insetto che stai studiando e soprattutto che non vada ad influire sulla qualità della vita dell'insetto in questione. mi spiego: un qualunque trasmettitore dovrebbe essere abbastanza leggero da non influire sulle prestazioni dell'insetto che lo porta. attualmente però risulta che l'aggiunta di un peso anche minimo ad un insetto volatore ne accorcia sensibilmente la vita. Questo andrebbe ad inficiare la validità degli studi in questione, e comunque sarebbe eticamente molto diverso dai presupposti di non interferenza con la vita degli animali di cui si parlava sopra. oppure pensa al problema di studiare la selezione sessuale nella Poecilia reticulata, pesciolino di 5 cm che vive in natura nelle famose acque c.......a del sud america, che sono torrenti o fiumi in cui il contenuto di tannini dell'acqua è tanto variabile da far assumere all'acqua un colore che va dall'ambra alla c.......a, appunto... immagina di dover seguire un pesciolino che si accoppia qualche decina di volte al minuto, di seguire la scelta della femmina, i combattimenti dei maschi, la contemporanea ricerca del cibo, il tutto stando abbastanza lontano da non influenzarne il comportamento (cosa fondamentale per le premesse di cui sopra) muovendosi contemporaneamente all'interno di un fiume dal color cioccolata. Piano...stiamo mettendo nello stesso calderone cose che sono profondamente differenti. a parte la ragione etica, pura e semplice, espressa anche da Booty, che vede nella semplice assunzione di responsabilità un ottimo motivo per agire.... Veniamo al punto. la selezione naturale si esprime in principal modo, ma non solo, nella lenta ma progressiva differenziazione tra gli individui, che sfocia nella speciazione. Ora, la parola chiave è, nella maggior parte dei casi, LENTA. Gli animali e le piante (non dimentichiamoci che gli ambienti si evolvono in un insieme armonioso! l'evoluzione di piante e animali non può essere disgiunta) si evolvono costantemente formando associazioni sempre nuove. L'uomo non fa eccezione, da questo punto di vista è assolutamente naturale. però l'uomo, al contrario di tutti gli altri animali, subisce anche una evoluzione culturale molto più rapida di quella fisica, che incide direttamente sulla sua vita e su quella che lo circonda. Se vuoi, puoi vedere l'uomo come il prodotto più pericolosamente riuscito dell'evoluzione. pericolosamente proprio perchè egli dipende in ogni momento tanto da ciò che lo circonda quanto da se stesso. è all'interno del sistema generale, e allo stesso tempo è l'unico meccanismo col potere di esserne fuori. Gli animali possono essere estinti dall'uomo in molti modi. direttamente (caccia), indirettamente (deforestazione pro agricoltura, inquinamento), e con molte altre alternative. ad esempio, una estremamente pericolosa è la mancanza di biodiversità. gli ambienti naturali si evolvono nel corso di centinaia di migliaia di anni. Questo lasso di tempo, fittamente ricamato di equilibri perfetti, viene spazzato via in poche decadi quando l'uomo distrugge quest'equilibrio introducendovi variabili nuove e pericolose. Ad esempio, in molte isole l'uomo ha introdotto capre, ratti e conigli, cosa che ha comportato un'assoluta devastazione di ogni forma di vita autoctona. E ogni specie perduta è un prezioso tassello di biodiversità che scompare, biodiversità che risulta essere la chiave migliore per salvaguardare la salute del pianeta stesso. Per Booty: per proteggere gli animali occorrono, secondo me, due cose molto importanti: AMORE e CONOSCENZA. Senza amore, mancherà sempre un forte impegno. Senza conoscenza, mancheranno i mezzi più adeguati. Le parole prese dal sito che hai indicato mostrano senza dubbio un enorme amore per gli animali… ma permettimi di dirti che sono alquanto carenti nella conoscenza di alcuni basilari concetti di etologia, ecologia e soprattutto conservazione. Gli zoo danno animali ai vivisettori, al mercato delle carni, ai circhi, ecc… …TUTTI GLI ZOO?? Non mi risulta. Mi risulta invece che ci siano fondamentalmente due tipi di zoo: i lager e quelli che si pongono come centri di salvaguardia ambientale. Nei primi può realmente accedere di tutto, nei secondi… decisamente no. A questo proposito, userò nel resto della mia risposta i termini lager e zoo per evidenziare queste due realtà opposte per concezione e realizzazione. Gli animali possono morire prematuramente e portare malattie? Certo. Nei lager, sì. Ma non ignoriamo che negli zoo e nelle strutture che curano bene i propri animali (leggi: cercano di venire incontro alle loro esigenze biologiche ed etologiche) gli animali vivono in media più che in natura, dove gli animali sono invece TUTTI soggetti indiscriminatamente a parassitosi e malattie e dove è raro per un animale morire di vecchiaia. Gli zoo non sono in genere i posti più adatti per studiare gli animali. Ciononostante molti studi interessanti sono stati effettuati su colonie di animali mantenute in cattività negli zoo, e di certe specie è possibile studiare aspetti specifici del loro comportamento solo in cattività. La variabilità genetica degli animali negli zoo viene garantita attraverso scambi di animali tra strutture diverse per poter avere partner non consaguinei per i propri esemplari. Allo stesso modo, molti zoo si limitano semplicemente a esercitare il controllo delle nascite per evitare di avere animali in sovrannumero. Al contrario nei lager vengono spesso fatti riprodurre animali consanguinei per più generazioni, con danni evidenti per la salute degli animali. Tornaconto economico: non ho visto molti zoo (e nemmeno molti lager (cosa che mi farebbe piacere se non significasse sofferenza per gli animali ivi contenuti) nuotare nell’oro. Anzi. Devono di norma sostenere le proprie iniziative con fondi inadeguati. Questo significa che si reggono per buona parte sulla vendita dei biglietti. E purtroppo per molte delle strutture che si occupano di specie in via d’estinzione il problema è che quest’ultime non richiamano minimamente la gente (E’ un problema applicabile pure alla TV. Parlando con un produttore televisivo che si occupa di programmi di documentari naturalistici, ho scoperto che la notevole monotonia dei documentari che passano per le nostre reti ammiraglie (Serengeti. Leoni. Giraffe. Elefanti. Leopardi. Gorilla. Tigri. Aquila. Balena. Squalo. Delfino. Si ricomincia) non è dovuta alla mancanza di valide alternative, ma quasi unicamente alla monotona richiesta del pubblico che snobba qualunque altra cosa). Quante persone pagherebbero il biglietto per osservare ad esempio un passeriforme marrone lungo 10 cm seminascosto in una voliera di svariati metri quadri? A questo problema si associa il seguente: molti degli animali di grande richiamo presenti negli zoo sono nati e cresciuti in cattività da decine di generazioni. Non animali strappati al proprio ambiente, ma animali che non hanno mai conosciuto altro ambiente. Questi animali, quasi impossibili da reinserire in natura, spesso permettono agli zoo di andare avanti. Non credo esista un solo zoo che acquisti un leone selvatico, quando ce ne sono tonnellate di riprodotti in cattività, più accessibili e a prezzi molto inferiori. Solo poche specie sono incluse in programmi di protezione e riproduzione in cattività. Vero. E forse solo poche centinaia di zoo al mondo sono attrezzati per ricoprire un ruolo nella loro protezione. Ma la soluzione non è il boicottaggio sistematico di tutti gli zoo: è il premiare (con il biglietto d’ingresso) quelle strutture che promettono di gestire bene e amorevolmente i prori animali e che fanno salvaguardia ambientale. In questo modo, gli altri lager avranno solo due possibilità: morire di fame (cosa che stanno già facendo molti) o evolversi e dedicarsi anch’essi al mantenimento accurato dei propri animali in cattività e alla salvaguardia ambientale. I vecchi programmi di reintroduzioni spesso fallivano perché si liberano gli animali senza prima riadattarli al loro ambiente, è vero. Clamoroso un caso in africa, con un gruppo di Licaoni, su cui venne fatto addirittura un documentario. Ma da qui a dire che TUTTE le reintroduzioni sono destinate o quasi al fallimento.....ce ne passa!!! Proprio perché ora si è molto più attenti alla riabilitazione degli animali prima del loro inserimento in natura, i programmi di reintroduzione durano anni, durante i quali di detti programmi si parla molto poco… Una frase su tutte però, secondo me, mostra tutti i limiti del ragionamento fatto: Nessuna frase sarebbe più bella, e più vera di questa. Rappresenta la situazione ideale, quella che dovremmo sempre e comunque auspicarci di vedere attorno a noi. Ma una simile affermazione mostra nel contempo una totale mancanza di conoscenza di quelle che sono le REALI situazioni di molte specie e del lavoro degli zoo, che da anni coordinano in loco la salvaguardia degli habitat per poter effettuare successive reintroduzioni. Un problema fondamentale è la mancanza di tempo. Se da un lato è auspicabile la salvaguardia di buona parte degli habitat rimasti, dall’altro per molte specie animali questa salvaguardia da sola non basta. Alcune specie sono già ridotte a numeri talmente bassi che negli anni necessari per la protezione o il ripristino dei loro habitat scompariranno inesorabilmente. E il problema maggiore è che non si tiene spesso conto che nella salvaguardia degli habitat bisogna a volte scontrarsi con le popolazioni umane locali, spesso ridotte alla fame, che ad esempio vedono in un’agricoltura di sussistenza distruttiva la loro unica speranza di sopravvivenza. Non dimentichiamoci che nel momento presente ambientalismo e animalismo sono un lusso per occidentali dallo stomaco pieno. Salvaguardare un habitat deve significare prima di tutto poter garantire alle popolazioni umane che vi abitano attorno fonti alternative di guadagno e/o cibo, significa educarle nel far comprendere loro come un ambiente intatto possa significare ricchezza e benessere anche per loro e le generazioni a venire. Ma nel tempo impiegato per questi processi gli animali potrebbero scomparire, se non allevati in cattività. Il falco delle Mauritius sarebbe estinto da decenni, se si fosse solo tentato di proteggere il suo habitat. Ad Antananarivo, in Madagascar, si svolgerà quest’anno l’ACSAM (A Conservation Strategy for the Conservation of the Amphibians from Madagascar), un workshop, cui perverranno scienziati, zoologi, ecologi e biologi di fama internazionale, che si occuperà della protezione degli anfibi malgasci. I temi saranno diversi, dalle ricerche faunistiche, alla protezione ambientale, alla biologia molecolare, all'allevamento in cattività, e ognuno di questi sarà indispensabile, un tassello senza il quale il puzzle della difesa di questi animali crollerebbe miseramente. E se vuoi un esempio italianissimo… Io sono un appassionato di insetti. Mi occupo anche di divulgazione e a volte di allevamento e reintroduzione in natura di specie appartenenti alla piccola fauna. Mi colpisce moltola storia di un particolare coleottero che vive in un habitat particolare: gli alberi cavi pieni di detrito vegetale. Una quercia impiega in media 50 anni prima di poter offrire un habitat idoneo a questa specie. E un salice o un pioppo da capitozza, circa 40 anni. E’ una specie che si sta estinguendo, visto che questo suo peculiare habitat scompare sempre più spesso con l’abbattimento dei vecchi alberi. Nella mia zona l’insetto utilizza i vecchi salici capitozzati per vivere, piante cioè che esistevano in funzione della vita contadina, e ora che l’agricoltura ha cambiato volto sta scomparendo assieme ai filari di salici che non servono più. Proteggere questa specie non siginifica solo proteggere gli ultimi salici – essi infatti sono presenti in proprietà private e soggetti a declino – ma anche offrire nuovi habitat di insediamento. Questo significa piantare alberi che solo tra 25 - 40 anni, con cure assidue, saranno pronti per ospitare questa specie. In questo lasso di tempo molti dei vecchi alberi moriranno e saranno scomparsi da tempo, assieme agli animali che li abitavano. Se non si procederà verso un’allevamento in cattività di questi animali per alcune generazioni (con un ciclo vitale di 3 anni, speranzosamente ne basteranno 8-10) molte popolazioni locali si estingueranno prima che i nuovi habitat siano pronti per loro. Insomma, evitando di vedere solo bianco e nero, rendiamoci conto che il lavoro di molte di queste strutture è indispensabile quale complemento alla salvaguardia ambientale e degli animali. La soluzione non sta nel boicottare tutti i giardini zoologici, ma nel sostenere quelli che si propongono come ponte tra gli animali e un ambiente naturale da proteggere e da ricostruire.
  22. informazioni sulle abraxas? sarebbe meglio che specificassi che tipo di informazioni ti interessano. Biologia, ciclo vitale, allevamento....??
  23. Per favore leggete, memorizzate ed applicate quanto segue riguardo al nominare marche di prodotti e quant'altro. Nonostante vigesse gia una regola restrittiva che imponeva di oscurare almeno il 75% della parola, si è verificato uno spiacevole inconveniente legale. Pertanto si è ora deciso di adottare la linea dura. Viene quindi fatto veto di inserire nei post nomi o immagini di: - Marche - Marchi - Prodotti - Aziende - Società - Medicinali - Associazioni - Allevatori - Operatori Turistici Qualsiasi simile riferimento eventualmente presente nei post verrà rimosso e l'autore verrà avvisato. In caso di mancanta osservanza delle presenti norme l'autore verrà messo immediatamente in estinzione e in caso di recidiva verrà bannato. Qualora qualcuno volesse pubblicizzare qualcosa è pregato di farlo SOLO tramite gli appositi spazi pubblicitari che ANM mette a disposizione al seguente link: http://www.animalinelmondo.com/catalogo/
  24. AndreaM

    Nuove Regole

    Per favore leggete, memorizzate ed applicate quanto segue riguardo al nominare marche di prodotti e quant'altro. Nonostante vigesse gia una regola restrittiva che imponeva di oscurare almeno il 75% della parola, si è verificato uno spiacevole inconveniente legale. Pertanto si è ora deciso di adottare la linea dura. Viene quindi fatto veto di inserire nei post nomi o immagini di: - Marche - Marchi - Prodotti - Aziende - Società - Medicinali - Associazioni - Allevatori - Operatori Turistici Qualsiasi simile riferimento eventualmente presente nei post verrà rimosso e l'autore verrà avvisato. In caso di mancanta osservanza delle presenti norme l'autore verrà messo immediatamente in estinzione e in caso di recidiva verrà bannato. Qualora qualcuno volesse pubblicizzare qualcosa è pregato di farlo SOLO tramite gli appositi spazi pubblicitari che ANM mette a disposizione al seguente link: http://www.animalinelmondo.com/catalogo/
  25. AndreaM

    Sono Nuovo

    Allora, intanto ti invito comunque a leggere le pagine dedicate alle mantidi del sito isopoda.net poi... quale mantide intendi allevare? non tutte le specie hanno le stesse esigenze. inoltre, anche adulti e giovani hanno esigenze molto differenti. Quindi dicci almeno il genere e potremo aiutarti. in generale, l'unica caratteristica CERTA che deve avere un terrario per mantidi è l'altezza (nel caso di una ninfa): dev'esser alto il doppio (almeno) della lunghezza della mantide, questo per agevolare il momento della muta. Riguardo alle specie: a fianco di animali difficili da allevare, quali ad esempio i rappresentanti dei generi Sybilla, Idolomantis, ma anche in parte Gongylus ed Hymenopus, ci sono animali semplici da tenere... molto semplici. i generi migliori per iniziare sono Shprodomantis, Hyerodula, Parasphendale, Creoboter. Tutte queste mantidi accettano pure di essere imboccate... grande vantaggio, quest'ultimo. Tornando alle dimensioni del terrario, le mantidi sono tra gli inseti che meglio si adattano a questo genere di vita a causa della loro staticità. anche una mantide selvatica di norma non mostra alcun problema ad adattarsi a vivere in terrario. A volte, anzi, un terrario grande può esser controproducente per via della dispersione del cibo. terrari di grandi dimensioni sono indispensabili solo per l'accoppiamento e per gli adulti di generi come Idolomantis e Gongylus. a proposito della staticità, non resisto nel raccontare un aneddoto. stavo allevando una schiusa di parasphendale agrion, specie africana di media taglia, e avevo tenuto 70 piccoli. li sfamavo imboccandoli una volta alla settimana, 10 al giorno. in questo modo, tra un pasto e l'altro passavano 7 giorni, tempo sufficente a digerire e a tornare fameliche. un giorno mi accorgo che una mantide è ricoperta per buona parte di muffa... sconsolato, penso sia morta e sto per buttarla, quando l'insetto si muove e scopro che è in buona salute. la settimana prima infatti aveva avanzato metà della sua porzione di cibo, che cadendo sul legno sotto di lei era ammuffita. La mantide era rimasta immobile nella sua postazione per una settimana, cosicchè la muffa l'aveva circondata senza peraltro intaccarla! Resta sempre valido l'invito a non raccogliere mantidi europee prima di sapere con chi si ha a che fare... alcune regioni le proteggono, e anche la specie più comune e cosmopolita, Mantis religiosa, è in rarefazione in alcune regioni.
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