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Domanda Banalissima


silvia87
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ciao ragazzi!!tutto ok?volevo chiedervi anche se è una domanda sciocca....: ma i pappagalli come fanno a parlare...è una domanda che mi porgo da tanto tempo per questo mi rivolgo a voi!!!!!!grazie a tutti!!!!!!

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E' vero... me lo sono sempre chiesta anche io... non hanno le labbra come fanno alcuni di loro a scandire bene le lettere di una parola...

Una volta in un negozio di animali c'era uno che chiamava "Mario" e mio babbo si chiama così e si è girato, ma lo diceva benissimo, mancava poco che sembrava una persona vera

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Allora come ti ho già scritto tutti possiedono questo organo ma il fatto che parlino o meno dipende dal soggetto c'è chi impara + facilmente e chi nn ne è proprio capace!!Altri fattori importanti sono l'età del pappagallo (è molto + semplice se lo prendi piccolo) e anche il tempo che una persona dedica al pennuto!Come puoi leggere da molte parti è anche molto + facile coi grossi pappagalli xò anche le comuni cocorite possono ripetere qualche parola(lo so x esperienza personale!!).

Nn devi verognarti di chiedere cose che ti sembrano banali xchè tutto serve x imparare a conoscere questi stupendi animali.

Ciao

Barbara

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Ciao,

Cenni di fonetica "A New Dictionary of Birds” 1964, Nelson.

Approssimativamente parlando, nel linguaggio vi sono due tipi di lettere consonanti, le plosive (di queste la p. b. t, e d, ad esempio) e le fricative (con incluse la v, f, e varie forme di s, z e ch). Il primo gruppo, le plosive, svolge differenti maniere di arrivo e partenza del suono, più o meno improvviso, con una forza più o meno esplosiva, e con presenza o meno di alte frequenze.

Poichè gli uccelli nel corso delle loro normali vocalizzazioni sono capaci di partenze e fermate del suono altrettanto improvvise, riscontriamo che essi hanno la capacità di produrre le nostre consonanti, ma poichè lingua, laringe e cavità della bocca sono differenti dalle nostre, ed anche perchè le dimensioni di detti organi sono assai più piccole di quelle umane, noi non avremmo supposto che lo spettrogramma della voce degli uccelli potesse mostrare più che una leggera rassomiglianza generale fra i due arresti della voce degli uccelli con quella che noi produciamo.

Noi troviamo che lo spettrogramma della voce normale degli uccelli non porta in chiara evidenza la distinzione, ad esempio, della p con la b o della t con la d. Ouando noi esaminiamo le fricative, vediamo che la rassomiglianza è molto più stretta e possiamo distinguere nella vocalizzazione degli uccelli dei suoni che sono strettamente simili al numero delle nostre consonanti fricative, ed èper questa ragione che noi tentiamo di imitare il suono dei piccoli uccelli utilizzando proprio le consonanti come la f, s, z.

Dunque la similitudine tra la voce degli uccelli e le consonanti umane è parte del loro normale repertorio ed è più o meno frequente a seconda della razza, della intensità relativa e della frequenza usata.

Quando noi esaminiamo le vocali, il problema posto dalla vocalizzazione ornitica è di peculiare interesse della fonetica. Circa ventitre differenti vocali o assimilabili sono riscontrabili nella parlata umana. Questo è il risultato incidentale del fatto che noi abbiamo molto più che una risonanza. Le vocali si creano ogni qualvolta la gola e la cavità orale sono eccitate simultaneamente nella risonanza, quando questo è dovuto alle corde vocali (come nel parlare e nel cantare, quando il suono è detto essere “parlato”) o quando è puramente dovuto al passaggio dell'aria in entrambe le cavità, come nel mormorio.

Mimica vocale “A New Dictionary of Birds” 1964, Nelson

A prima vista l'equipaggiamento vocale degli uccelli non sembra avere la cavità necessaria per produrre suoni simili alle nostre vocali, e l'esame dello spettrogramma sonoro della vocalizzazione degli uccelli spesso mostra che, quando noi pensiamo di udire una particolare vocale, in realtá siamo ingannati dal nostro stesso udito. In molti casi sembra che tutto quello che gli uccelli sanno fare sia il cambio di intensità del suono nello stesso modo in cui noi moduliamo la produzione delle vocali, ma senza riprodurre il caratteristico modello della risonanza umana.

Tuttavia non vi è dubbio che molte specie di uccelli, particolarmente quelli come i Pappagalli, sanno fare plausibili imitazioni della parlata umana; di fatto essi sono in grado, in qualche modo, di farsi capire producendo una sorprendente accurata copia delle risonanze vocali, fin qui ricordate come peculiari del linguaggio umano.

A parte i problemi fisiologici connessi all'imitazione da parte degli uccelli della voce umana, vi è un'altra questione concernente l'evoluzione e le funzioni biologiche di questa abilità mimica. Gli uccelli parlanti sono tanto familiari che il vero significato dell'evoluzione è spesso trascurato. Non vi sono dati di fatto per accertare che i Pappagalli e gli altri uccelli parlanti usino le loro notevoli capacità imitative anche in natura; tale abilità sembra essere del tutto latente. Fra i Primati noi riscontriamo una grande varietà di meccanismi vocali; ciò, apparentemente, dovrebbe mettere in grado molte di queste scimmie di produrre una eccellente imitazione della parola umana, ma, di fatto, solo lo scimpanzè può essere ammaestrato a fare ciò. Appare pertanto misterioso come gli uccelli, con il loro limitato equipaggiamento vocale, possano superare il problema della fonazione. Perchè alcuni uccelli abbiano imparato a imitare la parlata umana quando sono in cattività è forse un poco più comprensibile. Molti uccelli imparano a parlare quando sono in gabbia e a stretto contatto con l'uomo, ma in virtù della propria natura. Questo è probabile perchè, quando essi sviluppano un attaccamento sociale al loro allevatore, imparano che la vocalizzazione aumenta l'interesse per loro e, particolarmente con le buone imitazioni, sono rapidamente avvantaggiati nei contatti sociali. Questa sembra una ovvia spiegazione del fattoche il Pappagallo ammaestrato parli maggiormente quando il suo proprietario è fuori della stanza o subito dopo che egli è uscito dalla stessa, come se il suo parlare fosse un tentativo per indurlo a tornare. Se questa teoria sugli uccelli parlanti è corretta, la formazione del processo di apprendimento appare assai simile alle prime parole dette dai bambini. Mowrer, avanzando questa ipotesi, ha suggerito che gli uccelli e i bambini, producendo il loro primo sforzo nel creare le parole ed altri suon (in quanto essi sembrano buoni per loro stessi) sono, di fatto, autostimolati. Le madri spesso parlano ai bambini quando attendono a loro, e qui il suono stesso della voce viene associato a situazioni di conforto per il bambino stesso. Si verifica in sostanza che quando il bambino, solo e sconfortato, ascolta la sua voce, ne riceve un consolante e confortevole effetto.

Su questa base Mowrer suppone che quando I'infante umano sará confortato dal suo proprio parlottare e borbottare non vi sarà bisogno che tale fatto produca qualsiasi effetto sugli altri. In seguito egli imparerà che se avrà successo nel produrre altri suoni, sua madre sarà grandemente interessata, attenta ed affettuosa; questo sarà il primo gradino dell'apprendimento del linguaggio umano.

A dispetto di tutte le differenze, sembra arduo non credere che qualcosa di simile sia avvenuto nell'apprendimento della parola umana da parte degli uccelli.

Come insegnar loro parlare Importantissimo è che il pappagallo a qualsiasi specie esso appartenga sia giovane, e viva in stretto contatto con l'istruttore (coabitazione) innanzi tutto dovrà diventare perfettamente domestico, cioè non deve avere nessun timore delI'uomo, al punto di essere maneggiato dallo stesso (i pappagalli di grossa taglia venduti per parlanti che troviamo nelle uccellerie sono giá domestici o hanno già un buon grado di domesticità, cosa che non avviene nelle piccole taglie). L'addestramento dovrà essere fatto ad un singolo soggetto isolandolo dagli altri, nel seguente modo:

con movimenti lentissimi mettere la mano nella gabbia (che dovrà essere di ridotte dimensioni) ad una certa distanza dal soggetto e tenerla ferma per qualche minuto ripetendo l'operazione diverse volte nella giornata, ed in successive fasi nei giorni seguenti, avvicinare sempre più la mano al soggetto, per arrivare poi al punto di premere l'indice contro il petto al fine di indurlo a salire sul dito, nel giro di un mese diventerà abbastanza domestico (queste non sono capacità ma solo volontà di addomesticarlo), dopo tale periodo si potrá tenere sul dito fuori della gabbia (inizialmente forse tenterà di scappare) ed in tale posizione si potrà passeggiare per l'ambiente, col tempo il pappagalletto imparerà da solo a posarsi sul dito dell'istruttore non appena verrà aperta la gabbia, è bene premiarlo con qualche leccornia (i pappagalli hanno un grado di intelligenza superiore agli altri uccelli ed una notevole memoria). A questo punto all'uccello potranno essere im partite lezioni di oratoria che dovranno avvenire con pazienza e costanza giornaliera (direi certosina) ed anche più voite nella giornata. Si inizierà con una parola scandita lentamente e con chiarezza, ripetendola almeno venti volte per ogni lezione lasciando intercorrere un pó di tempo tra una e l'altra, affinchè possa essere assimilata (naturalmente dovranno inizialmente essere scelte parole semplici), non si deve passare ad una successiva paroia finchè la precedente non sia stata ripetuta con chiarezza, solo in un tempo successivo gli si potrà insegnare una intera frase.

Non tutti i pappagalli imparano con la stessa velocitá di tempo, quindi il neo-istruttore non si lasci prendere dal nervosismo e pazienti, prima o poi la prima parola verrà pronunciata e dopo la prima le altre verranno apprese in minor tempo. E' da tenere presente che anche nei soggetti delle specie considerate vere parlatrici “come ad esempio il pappagallo cenerino” si può avere a che fare con soggetti che non parlano affatto.

Giuliano Zaino – da "Il Mondo degli Uccelli" organo ufficiale dell'A.N.I.E.I. Associazioe Nazionale Indigeni Esotici Ibridi

Ciao

p.s.: l'apprendimento della parola inoltre è dettata dalla specie stessa ma soprattutto dal carattere del soggetto stesso. In breve come un bambino.. se non vuole apprendere né comunicare con noi e non sarà invogliato difficilmente imparerà alcuni suoni.

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il pappagallo non emette suoni tramite l'organo denominato siringe come asserisce barby, la siringe infatti costituisce l'organo di fonazione della maina ma non del pappagallo quest'ultimo infatti riesce ad emettere vibrazioni che si articolano in parole per mezzo della sua lingua particolarmente spessa. Spero di esserti stato utile. Lorenzo

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il pappagallo non emette suoni tramite l'organo denominato siringe come asserisce barby, la siringe infatti costituisce l'organo di fonazione della maina ma non del pappagallo quest'ultimo infatti riesce ad emettere vibrazioni che si articolano in parole per mezzo della sua lingua particolarmente spessa. Spero di esserti stato utile. Lorenzo

Ciao,

come detto prima.. è proprio la siringe.

Negli uccelli non è presente l'epiglottide e mancano anche le corde vocali. I suoni sono prodotti dalla vibrazione della siringe, struttura muscolo-membranosa situata alla biforcazione dei bronchi.

Ciao ;)

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Non ci siamo! Stiamo parlando di due cose ben diverse. Il pappagallo emette i suoni attraverso il movimento della sua lingua particolarmente spessa. La siringe non c'entra nulla.

Ciao Lorenzo,

scusami ma non si comprende bene ma penso di aver capito cosa vuoi dire.

Il vocalizzo è prodotto da una siringe e non dalla laringe come avviene invece nei mammiferi. Dopo l’entrata della cavità toracica, la trachea si divide. E’ a questa biforcazione che si trova la siringe o scatola della voce. La siringe è composta da cartilagine e di strutture che vibrano dolcemente. Le più grandi sono conosciute come timpani. I polmoni sono due e non sono divisi in lobi, come invece sono nei mammiferi.

Le possibilità canore d'un volatile sono proporzionali allo sviluppo del suo apparato vocale che è costituito da un organo detto glottide e da una formazione laringea detta siringe.

Ora ovviamente un canarino, anatra o altre specie, ha tutto questo ma non ha possibilità di apprendere ad articolare parole proprio per la conformazione come dici tu della lingua, ma può produrre suoni o melodie.

Ciao *+++*

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il pappagallo non emette suoni tramite l'organo denominato siringe come asserisce barby, la siringe infatti costituisce l'organo di fonazione della maina ma non del pappagallo quest'ultimo infatti riesce ad emettere vibrazioni che si articolano in parole per mezzo della sua lingua particolarmente spessa. Spero di esserti stato utile. Lorenzo

Scusa Lorenzo nn voglio fare polemica ma dopo che mi hai tirato in ballo nn posso starmene zitta!!

Sono sicura che i pappagalli riescano a parlare tramite la siringe come ti hanno confermato altre persone e nn ce lo siamo inventate!Nn so come faccia a parlare un merlo indiano ma sono sicura di come ci riesca un pappagallo!X quanto riguarda la loro lingua carnosa è vero che li favorisce a parlare ma nn è merito soltanto suo:come ti spieghi che alcuni pappagalli nn riescano a parlare eppure hanno anche loro la lingua carnosa?!

Ciao Barbara

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Capiscono e imparano le cose che gli si insegna appunto perchè i pappagalli sono tra gli uccelli con l'intelligenza più sviluppata. Inoltre riescono a ripetere parole e frasi intere proprio per la predisposizione che hanno nell'imitare i suoni che sentono più spesso (anche i merli indiani hanno questa predisposizione).

Pensa che i grandi pappagalli hanno un'intelligenza paragonabile a quella di un bambino di 4 anni. ;)

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