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Gorilla Uccisi Nel Virunga


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Tre femmine di gorilla di montagna e un maschio alfa di gorilla Silverback sono stati uccisi nel Parco Nazionale del Virunga (Repubblica Democratica del Congo), ma non è chiaro chi abbia sparato né perché. In tutto il mondo sono solo 700 i gorilla di montagna rimasti.

Con queste cifre, anche l’uccisione di pochi esemplari costituisce una gravissima perdita per la specie, soprattutto se viene coinvolto un maschio alfa, che ha un ruolo guida all’interno del gruppo e la cui presenza è determinante per mantenere la sua integrità. Quest’anno, nella stessa area, sono già stati uccisi altri tre gorilla, due dei quali probabilmente per mano dei sostenitori del generale dissidente Laurent Nkunda.

“E’ una vera e propria tragedia – dichiara Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia - anche considerando l’impegno profuso in questi ultimi anni in difesa del gorilla di montagna. Per specie come questa, anche la perdita di un solo esemplare può rappresentare un gravissimo problema di conservazione, perché il numero complessivo di esemplari non deve scendere oltre un certo limite per non compromettere la possibilità di sopravvivenza della specie nel lungo periodo.

Il fatto che sia un intero gruppo sociale con ben tre femmine a essere stato ucciso costituisce un fatto ancor più grave. Se vogliamo mantenere le ricchezze del nostro pianeta, la nostra biodiversità, serve un impegno continuativo, serio e mosso da una decisa volontà politica, che non si fermi ai confini amministrativi degli Stati ma veda l’impegno d tutta la comunità internazionale per salvaguardare le specie e gli ambienti naturali, garantendo un forte sostegno anche ai Governi locali.

Con il countdown 2010, la comunità internazionale si è impegnata ad arrestare la perdita di biodiversità. Ora dobbiamo passare dalle parole ai fatti concreti e impegnarci per tutelare seriamente il nostro pianeta. Basterebbe ridurre di 1 centesimo le spese militari per trovare le risorse economiche necessarie a tutelare specie ed ambienti unici al mondo.”

dal sito del wwf

www.wwf.it

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